Palazzo Caverni

IL SOGNO DI TINO
Tanto tempo fa… Notte di plenilunio, fredda e ventosa, una donna corre per la strada deserta. E’ inseguita dal marito che in preda alla gelosia brandisce un coltello acuminato. Viene raggiunta e ferita dalla lama tagliente. Cerca di sfuggire alla furia omicida trovando rifugio in un palazzo. Bussa e prova a chiedere aiuto, ma la voce le muore in gola. Scivola a terra esanime lasciando l’impronta delle mani insanguinate sul portone.
Da allora nelle notti di luna piena l’impronta compare sul legno ormai consunto dal tempo.

Circa trent’anni fa i ragazzini un po’ più grandi raccontavano la triste storia a quelli più piccoli, sfidandoli a verificare il fenomeno alla luce della luna.
La dimora, con le finestre spaccate, i vetri rotti, le erbacce che le crescevano intorno, incuteva un certo timore. Ma la curiosità non fermava i più temerari e il gioco si ripeteva di anno in anno.
Ora il palazzo è diventato una Residenza d’Epoca, il portone è rimasto lo stesso, la storia ci è stata raccontata da una ragazza, nostra ospite.
Costruito nel 1700 è uno degli edifici più antichi del Borgo di Cabernardi. Cabernardi fa parte del Comune di Sassoferrato e vi si trovava una delle tre miniere di zolfo più grandi d’Europa. Da sempre di proprietà dei Caverni, era la dimora del primo nucleo della famiglia. Ha l’ingresso sulla via principale del paese mentre sul retro si affaccia sull’aperta campagna.
A metà degli anni cinquanta la miniera, di proprietà della Montecatini, fu chiusa ed il Palazzo abbandonato. Alla fine degli anni ottanta versava in pessime condizioni  e uno degli eredi, Tino, iniziò a ristrutturarlo. Poco dopo lui venne a mancare e i lavori si interruppero. La figli Loredana ed il nipote Sergio decisero di rimetterci mano dopo circa trent’anni studiando un progetto che trasformasse l’edificio in struttura ricettiva. Una parte era crollata e l’impresa si dimostrò più difficoltosa del previsto. La filosofia della ristrutturazione è stata quella di lasciare autentico tutto ciò che si è riusciti a salvare, il resto è stato sostituito con materiali moderni. Troviamo muri in pietra arenaria a vista e travi in acciaio, mobili antichi e divani moderni…
Finiti i lavori e tolta l’impalcatura che copriva la facciata, il palazzo si è palesato in tutta la sua bellezza:  la pietra restaurata e ripulita, i portoni sistemati, le finestre rifatte. Questo sarebbe stato proprio il sogno di Tino: da lì il nome della Residenza.
Nel 2016 l’attività è partita contando su due appartamenti e 1 camera, ma i lavori sono continuati…
Rimane da completare la cucina grande, una piccola zona benessere, il giardino…
Una della annotazioni più significative da parte degli ospiti: “Occasionalmente soggiorno presso “il sogno di Tino”. Ogni volta è come tornare a casa, quella in cui sai che comunque vada, sei al sicuro e sei felice”.